Metro Torino: la nuova stazione Porta Susa
martedì, 13 settembre 2011Operativa da venerdì 9 settembre 2011 la stazione metro Porta Susa a Torino. Permette il collegamento sotterraneo tra la stazione ferroviaria Porta Susa e la metropolitana.
Operativa da venerdì 9 settembre 2011 la stazione metro Porta Susa a Torino. Permette il collegamento sotterraneo tra la stazione ferroviaria Porta Susa e la metropolitana.
Le piazze d’estate dei piccoli comuni montani hanno ospitato, con successo, la quinta edizione della rassegna teatrale “Voci dei luoghi”. Diverse migliaia di spettatori hanno potuto apprezzare l’evento, promosso dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio Regionale piemontese in collaborazione con l’analogo organismo della Provincia di Torino e l’Uncem. Un “tour” che, dal 5 luglio al 28 agosto 2011, ha toccato tutte le province con 25 serate, animate dalle rappresentazioni di quattro compagnie: Assemblea Teatro, Accademia dei Folli, Tekhné e Compagnia 3001. (continua…)
Si svolgerà al Palaruffini di Torino dal 4 al 5 settembre 2010 “ITALIAN TATTOO ARTISTS IN TORINO“, il tatuaggio: da fenomeno sociale ad arte.
“Sono convinto che il tatuaggio debba essere una decorazione del corpo, che ne segua la forma in armonia… è bello trovare il disegno adatto per una parte speciale del corpo… lunghe spirali o specie di fiamme sulle gambe, linee forti che scendono da una spalla maschile, linee delicate su un collo femminile…”
Alex Nardini
Sulla scia di Roma, Milano e Firenze anche Torino si appresta a spalancare le proprie porte all’arrivo del più originale, discusso e atteso appuntamento del suo genere, l’Italian Tattoo Artists, la grande kermesse dedicata alla creatività sulla pelle.
Il 4 e 5 Settembre 60 artisti provenienti da tutta Italia e numerosi espositori del settore si sono dati appuntamento al PalaRuffini per due giorni ricchi di spettacoli, musica, concorsi, e, ovviamente, di tatuaggi.
Si potranno ammirare disegni, veri e propri capolavori, osservare i tatuatori all’opera, seguire passo passo un’idea, un semplice schizzo farsi segno indelebile sulla pelle.
Il parterre è ricco di nomi noti, maestri del loro genere, che spazia dal puro stile polinesiano e tribale a quello old e new school, una sorta di tributo in chiave moderna dei disegni che una volta portavano solo i marinai, fino ad artisti che trasformano la pelle in un telo su cui trasportare fermi immagine più veri del vero.
Un cast prestigioso, che vede la presenza di Alex Nardini, savonese d’origine ma oggi riconosciuto come uno dei più famosi tatuatori a livello europeo, e di Enrico Gambini, aostano di fama internazionale.

E poi ancora decine di stand di abbigliamento e gadget vintage unici ed originali, gioielli da piercing, un concorso di bodypainting, concerti rockabilly in perfetta sintonia con l’atmosfera e le esibizioni di arti marziali con Carlo Barbuto, campione mondiale di full contact, kick boxing e thai boxing, imbattuto per molti anni.
Il tatuaggio: è un forte legame spirituale con il corpo, un simbolo strettamente legato a chi lo porta e carico di valori e di valenze culturali ed emotive. Siamo lontani dai tempi in cui un certo Jean Baptiste Cabrì, bianco e disertore francese rifugiatosi presso i nativi delle isole Marchesi si esibì per la prima volta in pubblico, mostrando il suo corpo tatuato e il tatuaggio continua, nel tempo, ad affascinare e a rappresentare un elemento vivo e molto presente nel nostro quotidiano.
Non più fenomeni da baraccone – quelli che Mr. Phineas T. Barnum amava fare esibire come “misteriose deviazioni della natura” (i famosi Freaks) – ma personaggi dello spettacolo, vip così come la gente comune: tanti sono stati affascinati da questa arte antica, avvolta di mistero, indescrivibile quasi come un rituale, carica di significati evidenti e di messaggi nascosti.
Nei tempi antichi il tatuaggio serviva a identificare l’appartenenza a un gruppo, a esorcizzare le paure, o come semplice elemento ornamentale. In qualche modo anche oggi assume tali valenze, perché rappresenta un segno, un simbolo, a volte molto di più, anche un sogno. Difficile però non notare come la percezione che si ha di esso si sia evoluta: il tatuaggio è ora una vera e propria arte. Di più, una nuova forma di comunicazione, massima espressione dell’era contemporanea.
Basta pensare a quante persone hanno deciso di affidare a un disegno il loro messaggio e fra queste la percentuale cresce di più fra le donne. Chi ama questa forma di espressione artistica difficilmente di accontenta di portare un unico segno sulla pelle. Il tatuaggio è un segno multiplo, una “citazione epidermica”, un simbolo scolpito sul nostro involucro che si fa mediatore con il mondo esterno, un’esigenza che si moltiplica perché è come se, dopo un primo incontro tra la pelle e il disegno, si aprisse un varco e il desiderio di comunicare attraverso il proprio corpo, il farsi messaggero e messaggio si amplificasse.
IL TATUAGGIO NELLA STORIA
Il vocabolo “tatau”, trascritto da capitano James Cook, già a partire dal lontano 1760 con il vocabolo di lingua inglese “tattow”, trasformato successivamente in “tattoo”, si è poi diffuso in Europa. Con il termine odierno di tatuaggio si indicano tutti quegli ornamenti e disegni impressi indelebilmente sulla pelle.
La pratica di disegnare indelebilmente sul corpo è diffusa presso tutti i popoli. La zona ritenuta più ricca di tatuaggi è l’Oceania, dove l’uso è sopravvissuto fino ai giorni nostri: si va dalla Nuova Zelanda a Samoa, dove è molto diffuso il tatuaggio su tutto il corpo, denominato “pe’a”, per eseguire il quale sono richiesti cinque giorni di sofferenza. Alla fine, viene data una grande festa in onore di chi è riuscito a portare a termine l’impresa. In Africa si ritrova una stretta connessione tra tatuaggio, magia e medicina. In Asia invece il tatuaggio ha origini lontane ma la pratica si è evoluta con tempi e ritmi diversi nelle diverse zone. Nel Sud-Est asiatico il suo uso è limitato alle fasce povere della popolazione, mentre in Giappone assume un valore ornamentale e di connotazione sociale. Il tatuaggio era conosciuto anche presso tutte le popolazioni dell’America precolombiana: valgano come esempio gli indiani della costa nord del Pacifico ed i Maia. In Europa quest’arte era diffusa già in epoca preistorica e sembra che la sua funzione fosse principalmente terapeutica e curativa. Fu utilizzato anche dai Greci e dai Romani per indicare l’appartenenza ad una classe bassa o ad alcune categorie sociali: schiavi, prigionieri, disertori e stranieri.
Particolare è il rapporto tra la religione cristiana ed il tatuaggio: inizialmente esso costituiva per i primi fedeli perseguitati un simbolo religioso e l’espressione di una fede osteggiata. Un cambiamento si ebbe nel 787 d.C., quando papa Adriano ne proibì l’uso. Quel divieto, poi, rimase a lungo. Le condanne del tatuaggio lo fecero scomparire dall’Europa per molto tempo, tornando in uso solo tra il XV e il XVIII secolo, dopo l’avvio delle grandi esplorazioni geografiche. Furono proprio le scoperte di territori incontaminati, veri e propri paradisi terrestri (si pensi all’arcipelago polinesiano), a riportare in auge il tatuaggio e a far si che si riconoscesse ai tatuatori il ruolo di artisti. Si può ritenere che questo atteggiamento sia riconducibile al desiderio di un ritorno alle origini. Infatti, l’incontro con culture incontaminate e definite “primitive”, generò la rivalutazione di un certo stile di vita, di pratiche, riti e abitudini ad esso connesse, atteggiamento che confluì e si espresse nel mito del “buon selvaggio”.
Questa visione esotica viene meno con il ‘900, epoca in cui si ha un’inversione di tendenza: il tatuaggio non è più’ considerato espressione di libertà ed arte, ma di anti-socialità, arretratezza e disordine morale. Perché questa opposizione? Si può ritenere che essa sia stata suscitata dalla diffusione del tatuaggio all’interno di ceti bassi: esso, infatti, si era propagato tra marinai, soldati, malavitosi e carcerati, tanto da diventare un vero e proprio proclama di appartenenza alla criminalità. Il ritorno del tatuaggio, in anni più vicini, richiama alla mente la ribellione e la trasgressione. Ne sono un esempio gli anni ‘60, in cui chi sceglieva di tatuarsi apparteneva al ceto medio-alto ed era, per lo più, mosso dalla voglia di stupire e porsi in alternativa alla mentalità comune.
Con i “punk” ed i “bikers”, negli anni ‘70 e ‘80, il tatuaggio diventa uno degli elementi cosiddetti “contro”, cioè simbolo di contrapposizione. Al tempo stesso, si pone anche come segno di riconoscimento ed appartenenza.
Il desiderio di tatuaggio, esploso negli anni ‘90 insieme con il diffondersi di riviste e centri specializzati, non sembra portare con sé ribellione e rabbia, ma si pone piuttosto come una scelta di stile di vita personale.
Ripartirà da Collegno la quindicesima edizione del festival Vincoli Sonori, con un programma che dal 13 al 24 luglio 2010 si snoderà tra la prestigiosa location della Certosa Reale, la suggestiva cornice del Cortile della Farmacia di Torino e le due accoglienti sedi sempre all’aperto di Pinerolo: la serale nel Parco dell’Istituto Musicale Corelli e la pomeridiana in Piazza Facta.
Ritornando alla dimensione di festival itinerante che aveva caratterizzato i suoi primissimi anni di vita, Vincoli Sonori riprenderà così il suo viaggio nell’esplorazione delle diverse anime delle musiche klezmer e gypsy, proponendo al suo pubblico un ricco cartellone di concerti e documentari musicali.
La nuova edizione si apre a sonorità inconsuete, tra contaminazioni con la musica elettronica, nuovo folk e world music di altra provenienza geografica.L’intento è di marcare la caratteristica di festival dedicato alle musiche di frontiera e a tutto quell’universo di suoni che, partendo dalla tradizione e dalle radici, si rinnova nella contemporaneità, con diversi eventi in prima nazionale.
Si parte il 13 luglio con il concerto della fuoriclasse Amsterdam Klezmer Band, considerato il supergruppo europeo del klezmer, con un live intriso di forte energia e teatralità.
Il 16 luglio si aprirà la sezione “documentari” per la quale si avrà l’occasione di vedere Una devozione a passo di danza, un toccante documentario di Roberto Galante, girato a Riace nell’occasione dei festeggiamenti dei Santi Cosma e Damiano ed imbevuto degli straordinari aspetti musicali espressi dall’antica cultura rom calabrese.
Sempre per i documentari, il 17 luglio si vedranno nella stessa sera il breve ma suggestivo Lopott Ritmus (Hipi-Hopi: il ritmo rubato), sull’improbabile ascendenza ungherese dell’Hip-Hop e lo scoppiettante The Pied Piper of Hutzovina, che racconta il viaggio nell’est Europa della regista Pavla Fleischer in compagnia di un appassionato Eugene Hutz, frontman dei Gogol Bordello, alla ricerca delle sue radici gypsy.
Evento imperdibile della rassegna sarà, il 18 luglio, la proiezione di A Jumpin’ Night in the garden of Eden, il primo storico documentario sul klezmer revival, che sbarca dagli States per la prima volta in Italia, girato nel 1987 da Michal Goldman.
Ritorno alla musica live con il nuovo folk rappresentato dall’unica data per il nord Italia, il 20 luglio, di Mimmo Epifani con i suoi Epifani Barbers e i Cantori di Villa Castelli: un doppio concerto in cui la “taranta mediterranea” inventata dall’illustre maestro salentino, riconosciuto interprete internazionale della world music italiana, scalderà gli appassionati del genere con un set ipnotico e danzante.
Il 21 luglio per la prima volta in Italia approdano l’originale fusion di tango e gypsy music degli argentini Zingaros, mentre sempre in prima nazionale il 22 andranno in scena le riuscite sperimentazioni electro del duo francese Mazal, con un mix da dance floor omaggio alla musica di tradizione sefardita.
Un’intera giornata del festival, il 23 luglio, segnerà l’omaggio a Django Reinhardt, il più grande esponente del jazz espresso dalla scena europea, nel centenario della nascita. Due le band invitate, composte da musicisti “virtuosi della chitarra”, come i brillanti Gadjoswing alle ore 18.00 e il punto di riferimento italiano del Gypsy Jazz, i nostrani Manomanouche alle ore 21.30.
Il 24 luglio, ultimo giorno, altri due concerti dalla Francia in prima italiana: Lungo Drom, la giovane formazione cosmopolita di musica balcanica con base a Lione e Anakronic Electro Orkestra, che chiuderà il festival con The Yiddish Part, il klezmer rivisitato tra tradizione e sperimentazione, dove i suoni campionati del dub, del drum’n’bass e dell’hip hop si sposano con il clarinetto e la fisarmonica.
La quindicesima edizione di Vincoli Sonori è realizzata con il contributo di Regione Piemonte, Provincia di Torino, Comune di Pinerolo e Fondazione CRT. La manifestazione è inserita nel circuito dei festival di Piemonte dal Vivo e Provincia Live.net.
È in visita da oggi mercoledì 7 luglio 2010, e fino a giovedì 8, Pierre Hunkeler l’esperto designato dal Consiglio d’Europa per il rinnovo del Diploma Europeo delle Aree Protette al Parco Nazionale Gran Paradiso.
Il Diploma Europeo delle aree protette è il prestigioso riconoscimento istituito nel 1965 che è stato attribuito nel 2006 al Parco Nazionale Gran Paradiso dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa. Un atto che ha posto il primo parco nazionale italiano direttamente sotto l’alto patronato dell’istituzione europea in virtù delle notevoli qualità scientifiche, culturali, di biodiversità e sviluppo sostenibile presenti nell’area protetta del Gran Paradiso.
Caratteristica del Diploma Europeo è che questo deve essere rinnovato ogni cinque anni in base al raggiungimento delle indicazioni e raccomandazioni poste dal Consiglio d’Europa per mantenere un elevato livello di protezione e promuovere modelli di gestione sostenibile. Pierre Hunkeler visiterà quindi le sedi ed il territorio del Parco verificando lo stato di conservazione, il patrimonio culturale e il contesto socio-economico, l’interesse scientifico e di educazione ambientale dell’area protetta e la gestione della stessa.
Accompagnato dal Direttore Michele Ottino e da alcuni funzionari dell’Ente, nella mattinata di mercoledì sarà a Torino per un incontro sul sistema di gestione e sul Piano del Parco, successivamente nel pomeriggio si sposterà a Ceresole Reale dove alle 14.30 visiterà il centro visitatori del Parco “Homo et Ibex” ed incontrerà l’Assessore ai Parchi ed Aree Protette della Provincia di Torino Marco Balagna, il sindaco di Ceresole Renzo Bruno Mattiet e quello di Valsavarenche Pierino Jocollé.
Giovedì sarà in Valsavarenche, dove in mattinata visiterà la casa reale di caccia di Orvieilles, mentre nel pomeriggio alle 15.30 incontrerà nella sede di Aosta il commissario straordinario del Parco Italo Cerise, la responsabile del Servizio Aree Protette della Regione Valle d’Aosta Santa Tutino, il Direttore della Camera di Commercio, Industria, Agricoltura e Artigianato di Torino Giampiero Masera e Giovanni Bruno Mattiet, Presidente della Comunità del Parco e Sindaco di Locana.
Il direttore del Parco Michele Ottino:”Nel corso di questi cinque anni abbiamo lavorato con volontà ed impegno, anche in collaborazione con il Parco Nazionale della Vanoise in ottica transfrontaliera, per raggiungere gli obiettivi richiesti dal Consiglio d’Europa. Siamo quindi fiduciosi nel rinnovo del Diploma Europeo al Parco del Gran paradiso. La valutazione da parte di un esperto direttamente sul territorio e l’invio di resoconti annuali contribuiscono certamente a migliorare le prospettive di conservazione della biodiversità, oltre a garantire serietà e responsabilità nelle scelte effettuate dall’Ente Parco e dalle istituzioni locali nello sviluppo sostenibile dell’area protetta”.
Presso la Galleria d’arte Fogliato di Torino – via Mazzini 9 Torino – sabato 12 giugno alle ore 17 si inaugura la mostra d’arte collettiva dal titolo: EX INDUMENTIS – Reliquie d’Artista. Dopo oltre un decennio dalla prima esposizione collettiva dal titolo: EX VOTO – Per Disgrazia Ricevuta (novembre 1993 Galleria ARX –Torino), ecco finalmente aprirsi alla venerazione del pubblico la seconda parte dal tema: EX INDUMENTIS – Reliquie d’Artista.
Le opere di 39 artisti contemporanei hanno come soggetto “reliquie” interpretate e sviluppate nel senso più ampio possibile. Sono realizzate con indumenti d’uso quotidiano, ricordi di vestimenti legati ad un passato oramai finito, feticci d’autore, opere personali o icone destrutturate di opere d’arte ed artisti famosi. Le tecniche utilizzate sono le più varie: pittura, grafica, scultura, assemblati e fotografia.
L’esposizione proseguirà sino al 3 luglio 2010 ad ingresso libero con il seguente orario:
tutti i giorni 10 – 12,30 / 16 – 19,30. domenica e lunedì mattina chiuso.
Per ulteriori informazioni: www.caus.it
Artisti partecipanti:
Claudio Acchiardi
Tino Aime
Carlo Barbero
Daniela Bertolino
Carla Bronzino
Silvio Brunetto
Filiberto Crosa
Spartaco Enrico
Anna Ferrari
Titti Garelli
Paolo Genovese
Italo Gilardi
Silvano Gilardi
Riccardo Giordano
Giorgio Giorgi
Mario Gramaglia
Lia Laterza
Sandro Lobalzo
Kurt Mair
Plinio Martelli
Delio Meinardi
Elena Monaco
Giorgia Oldano
Maria Antonietta Onida
Raffaele Palma
Anna Maria Palumbo
Barbara Pastore
Vinicio Perugia
Marco Piva
Marcello Ruffino
Sergio Saccomandi
Sergio Scanu
Marco Seveso
Luciano Spessot
Magda Tardon
Gianni Verna
Elisabetta Viarengo Miniotti
Ferdinando Viglieno Cossalino
Aspettando l’adunata di Torino 2011, gli alpini festeggiano i loro 30 anni in cima al Monte Soglio sulle note della Filarmonica Coriese, un concerto a cui non potete mancare!
PROGRAMMA:
- sabato 3 luglio 2010: escursione alla Madonna della Neve di Rocca, Santa Messa e Rancio Alpino;
- venerdì 9 luglio 2010: Chiesa di Piano Audi, ore 21, concerto del Coro “Monte Soglio” con proiezione di diapositive per promuovere l’adunata 2011 di Torino;
- domenica 11 luglio 2010: ore 8,30 partenza da Piano Audi della corsa in montagna Memorial Benetti; ore 10,30 Santa Messa celebrata da Don Claudio Baima Rughet; ore 11,15 Concerto in quota della Filarmonica Coriese; ore 13 al Rifugio Alpe Soglia polenta e spezzatino (necessaria prenotazione al num. 3389213890-011928946)

Torino è la capitale del gelato, un’antica tradizione che la città rivendica con orgoglio. Nel 1937 proprio sotto la Mole è nato il Pinguino, il più classico gelato da passeggio, ed oggi in città sono tantissime le gelaterie che si contendono il primato.
Allora l’appuntamento organizzato in collaborazione con Torino Sette per il 10 Giugno 2010 è davvero da non perdere: un’intera giornata dedicata al gelato artigianale, per assaggiare, capire, conoscere…
Golosi di tutta Italia, il 10 Giugno è in programma la seconda edizione della MARATONA DEL GELATO, un vero e proprio percorso alla scoperta del gusto per le vie del centro di Torino.
A piedi, sui pattini, in bicicletta, da 0 a 99 anni tutti possono partecipare… un unico requisito: essere davvero GOLOSI!!!! Ogni “maratoneta” avrà a disposizione una cartina del centro di Torino sulla quale saranno indicati i punti dove fermarsi per un assaggio.
L’elenco delle gelaterie è da farsi venire l’acquolina in bocca:
Rivareno, Via Lagrange 29 e Piazza Vittorio 7c www.rivareno.com
Alberto Marchetti, Corso Vittorio Emanuele II 24 bis www.albertomarchetti.it
Vasa-Vasa, Via Amendola 4 www.vasavasa.it
La Piazzetta, Piazza Carlo Alberto 12/h
Vanilla, Via Palazzo di città 7b www.vanillacreams.it
Caffè Miretti, Corso Matteotti 5
La scala ice, Piazza Vittorio Veneto 16 bis/e
Cono d’Oro, Corso Vittorio Emanuele II 41
All bar Meno 18, Piazza Castello54
Cioccogelateria Venchi, Via Garibaldi 22
Più di un gelato, Via San Tommaso 6 www.piudiungelato.it
La piramide, Via Po 43
Dalle 11 alle 23 tutti i gelatieri che partecipano all’iniziativa offriranno in degustazione un gusto diverso, assolutamente speciale. Ogni gelatiere ha infatti scelto il proprio gusto migliore, quello più particolare, quello più sfizioso, quello assolutamente indimenticabile. Di assaggio in assaggio, passeggiando per il centro, i golosi potranno quindi scoprire posti nuovi e ritrovare con piacere luoghi e sapori che già conoscevano…
La maratona è aperta a tutti. L’iscrizione è gratuita. Per partecipare è necessario ritagliare il coupon che verrà pubblicato su Torino Sette del 4 Giugno e presentarsi il 10 Giugno in piazza CLN, presso il gazebo La Stampa dalle 11 alle 21.
Buongiorno a tutti,
sono stati lunghi giorni di pioggia quelli appena trascorsi. L’acqua ha tormentato tutti e negli ultimi giorni si è anche affacciato in brutto pensiero per il rischio esondazione. Le previsioni fino a ieri pomeriggio erano veramente poco rassicuranti, ma il vento ha spazzato e allontanato un po’ di nubi.
Questa mattina il sole!
In questo momento di troviamo in centro a Torino e godendoci una giornata soleggiata. Siamo passati in Piazza San Carlo e abbiamo fotografato il Caval ëd Brons, uno dei simboli della Città, mentre “doma“, tiene lontane le nuvole con i suoi zoccoli possenti.
Che cielo c’è oggi da voi?
“Mostra il tuo cielo“: inviateci le vostre foto (via email a info@ilbigliettino.it) e le pubblicheremo sul sito. Non dimenticate di scrivere il nome con cui volete firmarvi e un titolo.
Buon sole a tutti!
Abelardo Zucchi nasce a Torino nel 1894. Ad appena 12 anni comincia a lavorare presso lo stabilimento torinese DePaolini – Matossi in qualità di disegnatore, litografo e cromista.
L’apprendistato presso questa ditta continua, così come i numerosi studi per disegni dal vero, nudi, animali e costume realizzati insieme allo scultore Giovanni Riva (1890-1973).
Lavora presso la ditta Metalgraf quando, nel 1914, viene chiamato per l’arruolamento a Livorno nel Com.Divisione 16° e, in qualità di disegnatore litografo e stampatore, produrrà autografie, calco su pietra, disegni di topografie per situazioni militari, dislocazione di truppe e servizi logistici su ordine del colonnello Poggesi.
Dopo lo scoppio della guerra avviene il trasferimento nei luoghi delle battaglie in Veneto, luoghi e paesaggi da lui minuziosamente ritratti in piccoli quadri ad olio realizzati con tecniche e materiale di fortuna.
Con la fine della guerra cominciano i primi lavori presso l’Atelier Butteri di Torino, specializzato in arti grafiche e nella stampa cinematografica.
Presso tale ditta esegue numerosi manifesti cinematografici che risentono dell’influsso Liberty che si respira a Torino in quegli anni.
Contemporanea è l’iscrizione all’Accademia Albertina di Torino, presso cui frequenta i corsi di Nudo, Ornato, Figura, Costume, Prospettiva e Cromismo insieme ad artisti quali: Giovanni Guarlotti, Gamba, Stefano Borelli, Emilio Vacchetti, Sandro Vacchetti, Cecilia Masutti e DeStefanis.
L’attività presso l’Atelier Butteri finisce nel 1928, a causa di un grave fallimento che lo stesso subì.
Nel medesimo anno viene assunto dalla Ditta Gros-Monti, in qualità di cromista per i manifesti.
Nella ditta Gros-Monti lavorerà fino al 1942, anno in cui la stessa venne incendiata e distrutta a seguito dei bombardamenti alla città di Torino.
La ditta Gros Monti produrrà moltissimi manifesti di grande importanza firmati dai migliori grafici del tempo quali: Carlo Nicco, Codognato, Michahelles, Nico Edel, Bianchi.
L’attività di Zucchi Abelardo consisteva nel regolare le quantità di colore e poi di accostarle una all’altra per produrre l’effetto finale.
Moltissime le illustrazioni per le copertine di libri che il pittore eseguì per case editrici quali Paravia, Utet, Mondadori, Edizioni Paoline, così come le illustrazioni pubblicitarie per ditte torinesi: Elah, Venchi.
Alla chiusura della Gros Monti, Torino non offriva più possibilità lavorative.
Il trasferimento a Roma avvenne nel 1943 e presso tale città Zucchi lavorò per la IGAP, realizzando prevalentemente manifesti cinematografici, essendo la sede dell’attività cinematografica spostatasi lì.
Dopo un anno e con la fine della guerra, ritornò in Piemonte, trovando occupazione fino al 1970 presso la Fotolito CTM, specializzata in creazioni e riproduzioni per le arti grafiche, gigantografie.
Privatamente il pittore amava dipingere paesaggi dal vivo; catturati durante passeggiate o gite.
La resa coloristica e luministica fornisce un eccellente risultato, contribuendo a una completa immedesimazione fisica con questi luoghi canavesani, che circondano le nostre vite ma a cui non sempre noi siamo in grado di dare la giusta valorizzazione.