Articoli con tags ‘4 settembre 2010’

San Grato a Rivara

domenica, 5 settembre 2010

Iniziano venerdì 3 settembre 2010 i consueti festeggiamenti dedicati a San Grato a Rivara, dove sul palco saliranno gli “Shary Band” la band canavesana che offrirà al pubblico i suoi coinvolgenti ritmi anni ’60 tutti da ballare.

Sabato 4 invece i ritmi protagonisti saranno quelli sudamericani, con ospiti direttamente da Rimini i “Carioca Dance Ballet” che offriranno ai presenti un allegro spettacolo brasiliano, e dalla mezzanotte in poi si farà un tuffo nella musica anni ’60. (continua…)

Festa Patronale a Spineto

venerdì, 3 settembre 2010

È in programma dal 3 al 6 settembre 2010 la tradizionale festa a Spineto, frazione di Castellamonte, per la sua patronale.

Si parte venerdì 3 alle ore 18 con la festa “dle due rue” che prevede esibizioni di moto trial; alle 19.30 tutti a mangiare pizza, bere birra, per poi alle 21 scatenarsi in pista con balli country e con musica rock a partire dalle 23.30.

Sabato 4 alle 19.30 l’appuntamento gastronomico (continua…)

Argentera: Festa patronale di San Grato

martedì, 31 agosto 2010

Dal 2 al 7 settembre 2010 si terranno i festeggiamenti della festa patronale di San Grato in Frazione Argentera di Rivarolo Canavese. Sono organizzati dal Nuovo Gruppo Argenterese. Tutte le serate danzanti saranno ad ingresso gratuito.

Programma della festa:

  • Giovedì 2 settembre
    Ore 20.30 Gara di pinacola individuale con jolly presso il Padiglione Festeggiamenti
  • Venerdì 3 settembre
    Ore 19.30 Apertura PADIGLIONE GASTRONOMICO: serata con menù a base di pesce e non solo…
    Ore 21.30 Serata danzante di latino americano, revival e animazione con “Radio Gran Paradiso”.. Ingresso gratuito

(continua…)

Saint Gilles a Verrès

giovedì, 26 agosto 2010

Parte sabato 28 agosto 2010 la patronale di Saint Gilles a Verrès, per regalare al pubblico tanti e tradizionali festeggiamenti, in programma quest’anno fino all’11 settembre, tutti a base di musica, cabaret, giochi, spettacoli e serate gastronomiche.

(continua…)

Week end enogastronomico di settembre a Loranzè

venerdì, 30 luglio 2010

Venerdì 3 settembre 2010 nel cortile del Castel Rosso di Loranzè è in programma l’appuntamento “Profumi di Vino” dedicato al Nebbiolo e al Neretto, per un gustoso viaggio tra i rossi della tradizione vitivinicola canavesana.

Sabato 4 settembre poi ci sarà la tradizionale cena campagnola, mentre domenica 5 settembre sarà la giornata dedicata alla “Sagra della Frittata”, con passeggiata alla scoperta dei sapori e dei vini tradizionali del territorio di Loranzè; alle ore 14 al Castel Rosso poi verrà inaugurata la mostra personale di artisti canavesani, mentre presso la Chiesa di San Lorenzo inizierà un percorso alla scoperta del Castello di Loranzè, delle sue vigne e delle cantine antiche del centro storico.

Italian Tatoo, Torino dal 4 al 5 settembre 2010

mercoledì, 21 luglio 2010

Si svolgerà al Palaruffini di Torino dal 4 al 5 settembre 2010ITALIAN TATTOO ARTISTS IN TORINO“,  il tatuaggio: da fenomeno sociale ad arte.

Sono convinto che il tatuaggio debba essere una decorazione del corpo, che ne segua la forma in armonia… è bello trovare il disegno adatto per una parte speciale del corpo… lunghe spirali o specie di fiamme sulle gambe, linee forti che scendono da una spalla maschile, linee delicate su un collo femminile…

Alex Nardini

Sulla scia di Roma, Milano e Firenze anche Torino si appresta a spalancare le proprie porte all’arrivo del più originale, discusso e atteso appuntamento del suo genere, l’Italian Tattoo Artists, la grande kermesse dedicata alla creatività sulla pelle.

Il 4 e 5 Settembre 60 artisti provenienti da tutta Italia e numerosi espositori del settore si sono dati appuntamento al PalaRuffini per due giorni ricchi di spettacoli, musica, concorsi, e, ovviamente, di tatuaggi.

Si potranno ammirare disegni, veri e propri capolavori, osservare i tatuatori all’opera, seguire passo passo un’idea, un semplice schizzo farsi segno indelebile sulla pelle.

Il parterre è ricco di nomi noti, maestri del loro genere, che spazia dal puro stile polinesiano e tribale a quello old e new school, una sorta di tributo in chiave moderna dei disegni che una volta portavano solo i marinai, fino ad artisti che trasformano la pelle in un telo su cui trasportare fermi immagine più veri del vero.

Un cast prestigioso, che vede la presenza di Alex Nardini, savonese d’origine ma oggi riconosciuto come uno dei più famosi tatuatori a livello europeo, e di Enrico Gambini, aostano di fama internazionale.

E poi ancora decine di stand di abbigliamento e gadget vintage unici ed originali, gioielli da piercing, un concorso di bodypainting, concerti rockabilly in perfetta sintonia con l’atmosfera e le esibizioni di arti marziali con Carlo Barbuto, campione mondiale di full contact, kick boxing e thai boxing, imbattuto per molti anni.

Il tatuaggio: è un forte legame spirituale con il corpo, un simbolo strettamente legato a chi lo porta e carico di valori e di valenze culturali ed emotive. Siamo lontani dai tempi in cui un certo Jean Baptiste Cabrì, bianco e disertore francese rifugiatosi presso i nativi delle isole Marchesi si esibì per la prima volta in pubblico, mostrando il suo corpo tatuato e il tatuaggio continua, nel tempo, ad affascinare e a rappresentare un elemento vivo e molto presente nel nostro quotidiano.

Non più fenomeni da baraccone – quelli che Mr. Phineas T. Barnum amava fare esibire come “misteriose deviazioni della natura” (i famosi Freaks) – ma personaggi dello spettacolo, vip così come la gente comune: tanti sono stati affascinati da questa arte antica, avvolta di mistero, indescrivibile quasi come un rituale, carica di significati evidenti e di messaggi nascosti.

Nei tempi antichi il tatuaggio serviva a identificare l’appartenenza a un gruppo, a esorcizzare le paure, o come semplice elemento ornamentale. In qualche modo anche oggi assume tali valenze, perché rappresenta un segno, un simbolo, a volte molto di più, anche un sogno. Difficile però non notare come la percezione che si ha di esso si sia evoluta: il tatuaggio è ora una vera e propria arte. Di più, una nuova forma di comunicazione, massima espressione dell’era contemporanea.

Basta pensare a quante persone hanno deciso di affidare a un disegno il loro messaggio e fra queste la percentuale cresce di più fra le donne. Chi ama questa forma di espressione artistica difficilmente di accontenta di portare un unico segno sulla pelle. Il tatuaggio è un segno multiplo, una “citazione epidermica”, un simbolo scolpito sul nostro involucro che si fa mediatore con il mondo esterno, un’esigenza che si moltiplica perché è come se, dopo un primo incontro tra la pelle e il disegno, si aprisse un varco e il desiderio di comunicare attraverso il proprio corpo, il farsi messaggero e messaggio si amplificasse.

IL TATUAGGIO NELLA STORIA

Il vocabolo “tatau”, trascritto da capitano James Cook, già a partire dal lontano 1760 con il vocabolo di lingua inglese “tattow”, trasformato successivamente in “tattoo”, si è poi diffuso in Europa. Con il termine odierno di tatuaggio si indicano tutti quegli ornamenti e disegni impressi indelebilmente sulla pelle.

La pratica di disegnare indelebilmente sul corpo è diffusa presso tutti i popoli. La zona ritenuta più ricca di tatuaggi è l’Oceania, dove l’uso è sopravvissuto fino ai giorni nostri: si va dalla Nuova Zelanda a Samoa, dove è molto diffuso il tatuaggio su tutto il corpo, denominato “pe’a”, per eseguire il quale sono richiesti cinque giorni di sofferenza. Alla fine, viene data una grande festa in onore di chi è riuscito a portare a termine l’impresa. In Africa si ritrova una stretta connessione tra tatuaggio, magia e medicina. In Asia invece il tatuaggio ha origini lontane ma la pratica si è evoluta con tempi e ritmi diversi nelle diverse zone. Nel Sud-Est asiatico il suo uso è limitato alle fasce povere della popolazione, mentre in Giappone assume un valore ornamentale e di connotazione sociale. Il tatuaggio era conosciuto anche presso tutte le popolazioni dell’America precolombiana: valgano come esempio gli indiani della costa nord del Pacifico ed i Maia. In Europa quest’arte era diffusa già in epoca preistorica e sembra che la sua funzione fosse principalmente terapeutica e curativa. Fu utilizzato anche dai Greci e dai Romani per indicare l’appartenenza ad una classe bassa o ad alcune categorie sociali: schiavi, prigionieri, disertori e stranieri.

Particolare è il rapporto tra la religione cristiana ed il tatuaggio: inizialmente esso costituiva per i primi fedeli perseguitati un simbolo religioso e l’espressione di una fede osteggiata. Un cambiamento si ebbe nel 787 d.C., quando papa Adriano ne proibì l’uso. Quel divieto, poi, rimase a lungo. Le condanne del tatuaggio lo fecero scomparire dall’Europa per molto tempo, tornando in uso solo tra il XV e il XVIII secolo, dopo l’avvio delle grandi esplorazioni geografiche. Furono proprio le scoperte di territori incontaminati, veri e propri paradisi terrestri (si pensi all’arcipelago polinesiano), a riportare in auge il tatuaggio e a far si che si riconoscesse ai tatuatori il ruolo di artisti. Si può ritenere che questo atteggiamento sia riconducibile al desiderio di un ritorno alle origini. Infatti, l’incontro con culture incontaminate e definite “primitive”, generò la rivalutazione di un certo stile di vita, di pratiche, riti e abitudini ad esso connesse, atteggiamento che confluì e si espresse nel mito del “buon selvaggio”.

Questa visione esotica viene meno con il ‘900, epoca in cui si ha un’inversione di tendenza: il tatuaggio non è più’ considerato espressione di libertà ed arte, ma di anti-socialità, arretratezza e disordine morale. Perché questa opposizione? Si può ritenere che essa sia stata suscitata dalla diffusione del tatuaggio all’interno di ceti bassi: esso, infatti, si era propagato tra marinai, soldati, malavitosi e carcerati, tanto da diventare un vero e proprio proclama di appartenenza alla criminalità. Il ritorno del tatuaggio, in anni più vicini, richiama alla mente la ribellione e la trasgressione. Ne sono un esempio gli anni ‘60, in cui chi sceglieva di tatuarsi apparteneva al ceto medio-alto ed era, per lo più, mosso dalla voglia di stupire e porsi in alternativa alla mentalità comune.

Con i “punk” ed i “bikers”, negli anni ‘70 e ‘80, il tatuaggio diventa uno degli elementi cosiddetti “contro”, cioè simbolo di contrapposizione. Al tempo stesso, si pone anche come segno di riconoscimento ed appartenenza.

Il desiderio di tatuaggio, esploso negli anni ‘90 insieme con il diffondersi di riviste e centri specializzati, non sembra portare con sé ribellione e rabbia, ma si pone piuttosto come una scelta di stile di vita personale.

  Ultime Notizie

 
L’atmosfera del Natale è a San Benigno Canavese
 
Seconda giornata per la trasparenza del Parco Nazionale del Gran Paradiso
 
Il Mais rosso di Banchette dal 4 al 6 novembre ritorna l’evento biologico
 
I primi sessant’anni del Coro Verrès
 
Al Castello di Masino è Halloween: il Castello dello spavento
 
Appuntamenti dal 31 ottobre al 6 novembre 2011
 
Miki Allara: “Vi racconto una storia: la mia, un pezzo…”
 
Bairo, Festa d’Autunno – tredicesima edizione
 
In Canavese dal 24 al 30 ottobre 2011
 
Festa dla Castigna 2011 a Piverone
 
In Canavese dal 12 al 18 ottobre 2011
 
Maurizio Blatto e Paolo Spaccamonti: “Il duo Mohicano”
 
Coyote Cardo: “La fisica spirituale di Damanhur per i non credenti”
 
Nunzio Zurzolo ArtRoom41
 
In Canavese dal 5 all’11 ottobre 2011

 


 
 
Facebook
 
 
facebook Twitter YouTube Flickr Panoramio foursquare buzz Vimeo frienfeed linkedin
 
 
Banda di Castellamonte
Museo Mineralogico e Paleontologico - Saint Vincent
Felmay
Volumina
 
Carrefour