Canavese e Valle d’Aosta premiati dalla Guida dei Vini d’Italia 2010 dell’Espresso
Ottobre, è ormai cosa nota ed assodata, è il mese delle guide.
Ristoranti, vini, alberghi sono classificati, descritti, valutati con stelle, bottiglie, punteggi vari. La quantità di informazioni è talmente varia che tutti i palati, anche i più esigenti, possono essere soddisfatti. E come in tutte le cose, c’è anche il rovescio della medaglia: polemiche, accuse, presunti o reali conflitti di interessi. Valutazioni sull’utilità delle guide e conseguenti risse verbali.
Non è mia intenzione entrare in queste polemiche: ritengo, come in tutte le cose, che non esista un “valore assoluto”, tantomeno in faccende di gusto, come il cibo ed il vino. Pertanto le guide possono essere strumenti. Ma alla fine, se si è interessati ad assaggiare un vino o provare un ristorante, la cosa migliore è partire e andare. Cercare, saggiare, senza troppi preconcetti.
E quindi che guide enoiche siano! Ma in questa sede mi limiterò a “fotografare” la situazione per il Canavese e la Valle d’Aosta, in base a quanto emerso dalla guida dei Vini d’Italia de L’Espresso (qui il link in cui vengono elencate le eccellenze) che è uscita proprio ieri, 2 ottobre.
Il Canavese piazza due vini (Erbaluce 2008 e Carema Etichetta Nera 2004) e due produttori (Favaro di Piverone e Ferrando di Ivrea) tra le eccellenze della regione. Sicuramente un bel risultato per due realtà oramai consolidate sul territorio. Altri produttori che possono essere soddisfatti sono Cella Grande di Viverone, Cieck di Agliè, Orsolani di San Giorgio, la Cantina Sociale di Caluso e Santa Clelia di Mazzè. Tutti hanno ottenuto punteggi elevati per le varie produzioni di Erbaluce: chi per la versione base, chi per la versione “bollicine” chi per il passito, dando conferma della poliedricità e qualità dell’Erbaluce. Ma questo risultato dovrebbe far riflettere sulle potenzialità non espresse dal Canavese in ambito enoico: in passato ne avevo parlato qui e qui. A mio parere l’Erbaluce andrebbe “riscoperto”, sostenendo questi produttori che stanno puntando su un discorso di alta qualità.
Ma non è solo Erbaluce, il Canavese: Carema, Neretto, Barbera, tanto per citarne alcuni. Enormi potenzialità. Chi è curioso approfondisca: non ne rimarrà deluso.
E i cugini valdostani?
Personalmente non posso essere obiettivo, avendo una radicata convinzione sulla qualità della produzione vitivinicola valdostana. Ma la Guida dei Vini dell’Espresso non fa altro che confermare questa idea: la Crotta di Vegneron di Chambave, Maison Anselmet di Villeneuve, Di Barrò, sempre di Villeneuve, la Cave du Vin Blanc di Morgex, tanto per citarne alcuni tra i tanti, hanno conseguito risultati eccellenti. Ma la qualità media è impressionante. E il dato è ancora più evidente se si considera che la Valle ha un altissimo numero di vitigni autoctoni e una produzione molto limitata. Anche in questo caso, come prima, il mio invito è quello di andare a curiosare, sperimentare. Oltretutto stiamo parlando di vini in cui il rapporto qualità prezzo è ottimo.
Quindi, tirando le file, possiamo dire che nel Canavese e in Valle le cose siano andate bene. Magari in futuro faremo il confronto con altre guide, vedendo se altre realtà riescono ad emergere. Per il momento, senza sederci sugli allori ma continuando a perseguire la qualità, ci si può godere questi risultati.













3 ottobre 2009 at 10:17
[...] This post was mentioned on Twitter by Faber and il Bigliettino. il Bigliettino said: @Enofaber – Canavese e Valle d’Aosta premiati dalla Guida dei Vini d’Italia 2010 dell’Espresso @ http://tiny.cc/isTfo [...]
16 febbraio 2010 at 10:26
[...] parlato di questo vino in occasione dell’uscita della guida dei vini dell’Espresso, in quanto risultava essere il portabandiera canavesano assieme al Carema 2005 di Ferrando. E [...]
4 agosto 2010 at 11:29
[...] curiosi di approfondire e scoprire le aziende ed i loro prodotti, potete leggere quanto ho scritto qui, su Il Bigliettino. 0 Commenti Presente in Divagazioni, Piemonte, Valle d'Aosta, Vino [...]