Ci stiamo avvicinando al Natale. E per me non c’è altro vino che rappresenti al meglio questa festività. È un tornare indietro nel tempo, ripercorrere sentieri della memoria verso i profumi dei Natali dell’infanzia.
Questo è per me il Passito di Caluso.
E quindi è sempre una bella emozione imbattersi in un prodotto del genere. A maggior ragione visto anche il buon rapporto qualità/prezzo. Alcuni possono lamentarsi che un bottiglia da 0,375 ml costi 10/15 euro. Ma se si considera che questo vino, prima di essere commercializzato, deve affinare per almeno 4 anni, si possono comprendere le ragioni dei produttori, che hanno bloccato “un capitale” per così tanto tempo.
Ma al di là di queste riflessioni di natura economica, questo passito è interessante. Un bel colore che ricorda l’ambra, luminoso, quasi cristallino. Nel bicchiere è “denso”, scivola lentamente, lasciando grosse lacrime che restano “appese” a lungo alle pareti di vetro. Al naso è un’esplosione di sensazioni: fichi secchi, nocciola, miele, pesche sciroppate, un leggero sentore balsamico. Personalmente starei ore a godere di questa complessità aromatica. In bocca sorprende per il suo essere morbido ma allo stesso tempo mostra un’acidità non indifferente, elemento che conferisce alla bevuta una certa grinta. Se proprio vogliamo trovargli un difetto lo riscontriamo nella spalla alcolica, ancora un po’ troppo sbarazzina. Però è un difetto di gioventù, a mio parere: il tempo smusserà certe spigolosità.
E per avere una “libidine sensoriale” non accontentatevi di degustare questo passito con i dolci: piacevole, sicuramente, ma se volete un’autentica emozione, provate ad abbinarlo a qualche erborinato o qualche formaggio di capra un po’ stagionato…
E questo è il mio modo per augurarvi un sereno Natale: poter coccolare, anche solo per qualche istante, il bambino che è in voi…