Appassionati sì, vandali e ladri no!
I trialisti si ribellano alle accuse infondate di un giornale.
Non piace a nessuno passare per ladri, o per vandali, tanto più se l’accusa e falsa e capziosa.
Ma se è vero che le patrie galere sono piene di condannati che si proclamano innocenti, nel caso specifico è la stessa vittima a scagionare i trialisti canavesani dalle accuse infondate mosse da un periodico locale.
“Guerra agli appassionati di trial”, è il titolo di un articolo che descrive le disavventure di un pensionato alle prese con furti e danneggiamenti: i segni dei pneumatici lasciati da alcuni motociclisti passati su quella proprietà hanno portato a pensare che gli stessi siano anche gli autori dei fatti descritti e in modo alquanto fantasioso, qualcuno ha ‘decretato’ trattarsi di trialisti.
Ma al Valli del Canavese Trial Team, moto club che da oltre trent’anni cura sul nostro territorio questa disciplina sportiva, questa affermazione non è sembrata credibile, consapevoli di come l’area interessata non sia ‘appetibile’ dal punto di vista trialistico, mancando di qualsiasi ostacolo naturale degno di attenzione e rendendo quanto meno improbabile la presenza in zona di trialisti.
Il sodalizio cuorgnatese è inoltre promotore del trial socio-compatibile, termine che indica l’attenzione che si pone nei confronti non solo dell’ambiente, ma anche delle persone che vengono ad interagire con la disciplina, proprietari terrieri in primis. Un atteggiamento agli antipodi rispetto ai fatti richiamati dall’articolo.
“In ossequio a tali dettami”, spiega Actis Caporale, vicepresidente del sodalizio, “un nostro dirigente ha voluto contattare il danneggiato scoprendo così che il cordiale sig. Attilio, non solo non ha mai fatto cenno al Trial, ma grazie ai suoi trascorsi motociclistici è stato in grado, dalle orme rilevate e non solo, di escludere che il transito sul suo terreno sia avvenuto con motociclette da Trial!. E’ sconcertante constatare come anni di lavoro dedicati ad educare i nostri giovani al rispetto delle regole, fra le quali il nostro codice di autoregolamentazione, ed a costruirci un’immagine di sportivi onesti e rispettosi, possano venire vanificati da poche righe male assortite. Sarebbe stato corretto stigmatizzare l’episodio, senza colpevolizzare, sbagliando, un’intera categoria.”
“In questi anni” evidenzia Il Direttore Tecnico Roberto Beroggio, “abbiamo acquisito numerosi Percorsi ed Aree Autorizzate grazie all’ottimo rapporto intessuto con molte amministrazioni che conoscono la nostra correttezza e si fidano di noi. Non saranno accuse infondate a cambiare l’apprezzamento nei nostri confronti. Purtroppo noi trialisti di problemi né abbiamo già, senza doverci anche scagionare da false accuse.”
Infatti, una sciagurata modifica ad una legge regionale ha creato un ‘buco’ legislativo, che rende molto difficile l’organizzazione di gare sul territorio piemontese. Molte gare e lo stesso Campionato Regionale sono a rischio.
Un benservito che non meritavano i trialisti canavesani, che con la partecipazione in squadra di Massimo Rolle, hanno regalato nel 2009, proprio alla nostra regione il titolo di Campione d’Italia al Trial delle Regioni.
E così, nell’anno del ritorno del sodalizio canavesano al Campionato Mondiale, grazie all’arrivo fra le sue fila del promettente giovane pilota del Team Spea, Gianluca Tournour, agli sportivi piemontesi potrebbe venir negata la possibilità di assistere a questa spettacolare specialità.
I dettami del trial Socio-compatibile spiegati dalla sociologa Stefania Querio
Se si prova a riflettere con attenzione su questo innovativo approccio al fuoristrada è chiaro quanto importante sia il rapporto con l’altro nella definizione dei comportamenti di un’organizzazione che necessariamente deve mantenere un equilibrio rispetto all’ambiente fisico e sociale in cui agisce. Per questo motivo il Moto Club cerca di agire sempre con riferimento agli altri attori con cui entra in contatto e rispetto a regole in parte definite autonomamente e in parte recepite da ciò che lo circonda secondo l’accezione dei concetti di autonomia ed eteronomia proposta da Weber (uno dei padri della Sociologia n.d.r.).
È dunque importante costruire un rapporto collaborativo e di reciproco sostegno tra organizzazione, territorio e attori sociali per promuovere la stessa visione di sviluppo locale partecipativo e sostenibile.
I dettami del trial Socio-compatibile spiegati dalla sociologa Stefania Querio
Se si prova a riflettere con attenzione su questo innovativo approccio al fuoristrada è chiaro quanto importante sia il rapporto con l’altro nella definizione dei comportamenti di un’organizzazione che necessariamente deve mantenere un equilibrio rispetto all’ambiente fisico e sociale in cui agisce. Per questo motivo il Moto Club cerca di agire sempre con riferimento agli altri attori con cui entra in contatto e rispetto a regole in parte definite autonomamente e in parte recepite da ciò che lo circonda secondo l’accezione dei concetti di autonomia ed eteronomia proposta da Weber (uno dei padri della Sociologia n.d.r.).
E’ dunque importante costruire un rapporto collaborativo e di reciproco sostegno tra organizzazione, territorio e attori sociali per promuovere la stessa visione di sviluppo locale partecipativo e sostenibile.













